Pubblicato da: rossimarko | 22 febbraio 2010

La fine dell’era del petrolio: le transition town

Sul sito www.resetradio.net/interviste/ambiente/la-transizione-2 è possibile ascoltare un’intervista a Hellen Bermann sulle transition town.

Il sito italiano di riferimento è: transitionitalia.wordpress.com

La fine di quella che noi definiamo “era del petrolio economico” è alle porte. I più ottimisti parlano di dieci anni, mentre i più pessimisti affermano che il “picco del petrolio” sia già stato raggiuntonel luglio 2008 quando il prezzo del greggio al barile, schizzò a 147,25 dollari.
Nel Regno Unito sono nate da qualche tempo delle città, chiamate “transition towns”, che fanno di concetti quali resilienza e decrescita energetica la loro bibbia.
Ripensare ad un nuovo stile di vita per un prossimo futuro davvero vicino non solo è possibile, ma inevitabile se non vogliamo che lo shock da “assenza di oro nero”, ci proietti in un tempo rapidissimo in un baratro di guerre e conflitti sociali senza scampo.
Del concetto di “transizione” Reset Radio chiede conto ed informazioni ad Ellen Bermann, presidentessa dell’omonima associazione italiana che ci racconta questa svolta culturale in una interessante intervista.

Bibliografia a riguardo: “Manuale pratico della transizione” di Rob Hopkins – ed. Arianna

Pubblicato da: rossimarko | 10 febbraio 2010

Annie Leonard – Il meccanismo Cap & Trade

Un interessante video di Annie Leonard, che aveva già pubblicato “La storia delle cose

Il meccanismo Cap & Trade nel trattato sul clima di Copenhagen

Questo breve video vi spiega con semplicità quale è la soluzione che i nostri governi (o forse dovrei dire i poteri economici che li “guidano”) ritengono risolvera’ i cambiamenti climatici.

Mentre i giornali affrontano con superficialita’ la conferenza sul clima di Copenhagen, senza nemmeno descrivere il contenuto del trattato, il gruppo The story of stuff, lo ha studiato e ha tirato fuori un semplice video che ne spiega il funzionamento. In lingua inglese trovate anche altre informazioni sul sito Cap & Trade.

La soluzione sembra fallimentare già in partenza e sarà probabilmente l’ennesima occasione per far fare business ai soliti speculatori, senza di fatto risolvere alcun problema.

Il transcript del video:

Quando ho sentito dire che i nostri leader si stavano incontrando per parlare di soluzioni, ho tirato un sospiro di sollievo. No? Allora mi sono detta, aspetta un attimo. Che cosa hanno in programma per risolvere questo problema?

Così ci ho approfondito.
E devo dire, non tutte le soluzioni a cui stanno lavorando possono definirsi soluzioni. Infatti, la soluzione leader, conosciuta come “Cap & Trade” (taglia e scambia), o scambio delle emissioni, è in realtà un grosso problema.

So che questa è l’ultima cosa che volete sentire, ma il futuro del nostro pianeta è in gioco, quindi vale la pena prendersi del tempo per capire cosa sta succedendo.

Okay, metti dei tizi al centro della cosiddetta soluzione.
Tra questi ci sono persone della Enron, che ha progettato il commercio di energia, e i finanzieri di Wall Street, come Goldman Sachs, quelli che ci hanno portato alla crisi dei mutui subprime.
Il loro compito è quello di sviluppare un nuovo mercato.
Essi rivendicano le loro richieste e quando tutti, compresa la nonna, vogliono partecipare, se la danno a gambe con enormi quantità di denaro, visto che il mercato diventa un’enorme bolla pronta a scoppiare.
La loro ultima bolla è appena scoppiata e ora hanno una nuova idea per un mercato: scambio di emissioni di anidride carbonica. Sono in procinto di sviluppare una nuova bolla di 3 mila miliardi. Ma quando questa scoppiera’, non tocchera’ solo i nostri portafogli azionari. Potrebbe smontare tutto!

Come funziona il “Cap & Trade”?

Beh, quasi tutti gli scienziati piu’ seri concordano che se vogliamo evitare il disastro climatico dobbiamo ridurre la quantità di CO2 nell’atmosfera a 350 parti per milione. Negli Stati Uniti, questo significa ridurre le nostre emissioni dell’80%, forse anche di più, entro il 2050. Il problema è che la maggior parte della nostra economia globale gira grazie ai combustibili fossili, i quali rilasciano CO2: le fabbriche che producono tutte le nostre cose, le navi ed i camion che la trasportano in tutto il mondo, la nostra auto, gli edifici e gli elettrodomestici. Quasi tutto! Quindi, come facciamo a ridurre le emissioni di CO2 dell’80% senza dover ritornare a vivere come nella Piccola casa sulla prateria? Bene, questi tizi del “Cap & Trade” dicono che un mercato azionario di CO2 è il modo migliore per risolvere il problema. Il primo passo sarebbe l’accettazione dai governi di imporre un limite annuale sulle emissioni di carbonio.

Questo è il “cap”. E credo sia una cosa buona. Ma come faranno ad assicurare che le emissioni di carbonio rimangano sotto questo limite?
Beh, i governi dovrebbero distribuire una certa quantità di permessi ad inquinare.
Ogni anno ci sarebbero sempre meno permessi finche’ non si raggiunge l’obiettivo. Imprese di innovazione, entreranno in campo per la costruzione di alternative pulite e sempre più efficienti. Mano a mano i permessi diventeranno piu’ scarsi, e quindi piu’ preziosi.
In tal modo le aziende che ne hanno di più, vorranno vendere alle società che ne hanno bisogno.
Ecco dove entrano in gioco i traders. La logica è che dobbiamo rimanere al di sotto del limite. Non importa chi inquina e chi innova. Noi rispetteremo la nostra scadenza, in modo da evitare la catastrofe.
E oh yeah, questi tizi guadagneranno dalle commissioni finanziarie, visto che gestiranno le transazioni di questo racket di miliardi di dollari, ops volevo dire mercato (market). Salvare il pianeta e diventare ricchi, a chi non piacerebbe, giusto? Alcuni dei nostri amici che hanno veramente a cuore il problema, supportano il sistema “cap & trade”.

Tanti gruppi ambientalisti che io rispetto. Sanno che non è una soluzione perfetta e non amano l’idea di affidare il futuro del nostro pianeta a questi tizi, ma pensano che sia un primo passo importante e che sia meglio di niente.
Io non sono così sicura. E io non sono la sola.
Un movimento crescente di scienziati, studenti, agricoltori, e lungimiranti imprenditori dicono “Aspetta un attimo!”. In realtà anche gli economisti che hanno inventato il “Cap & Trade” per affrontare problemi più semplici come l’inquinamento da fertilizzanti e il biossido di zolfo, dicono che il “Cap & Trade” non potrà mai funzionare per i cambiamenti climatici.
Ecco perché penso che abbiano ragione.
Quando si tratta di qualsiasi tipo di truffa finanziaria, come mutui subprime o schema a piramide Madoff, il diavolo si nasconde sempre nei dettagli. E ci sono un sacco di diavoli nei dettagli della proposta cap & trade.

Il Diavolo numero uno, ha il nome di Permessi Gratuiti, che è il motivo per cui alcune persone chiamano questo sistema “Cap e Giveaway” (taglia e butta via). In questo schema, gli inquinatori industriali otterranno la stragrande maggioranza di queste preziose autorizzazioni Gratis! Quanto più essi hanno inquinato, più otterranno. E’ come se li stessimo ringraziando per averci messi nei guai. In Europa, dove hanno provato il sistema Cap & Giveaway, il valore dei permessi e’ rimbalzato come pazzi, i costi energetici sono saliti per i consumatori, e indovinate un po? Le emissioni di carbonio sono aumentate! L’unica parte che ha funzionato è stata che gli inquinatori hanno fatto miliardi di dollari di profitti extra.

Gli economisti del MIT dicono che la stessa cosa probabilmente succederà qui negli Stati Uniti. Quei miliardi provengono dalle NOSTRE tasche.
Una vera soluzione sarebbe usare questo denaro per fermare i cambiamenti climatici. Invece di limitarsi a regalare permessi a chi inquina, potremmo venderli ed utilizzare i soldi per: costruire un’economia basata su energia pulita o darne ai cittadini una parte per pagare i prezzi elevati dei carburanti, mentre transitiamo verso energie pulite; oppure condividere con coloro che sono più colpiti dai cambiamenti climatici.
Alcuni la chiamano pagare il nostro debito ecologico. Visto che i nostri paesi ricchi hanno rilasciato la maggior parte di CO2 per secoli, e manteniamo uno stile di vita agiato, abbiamo o no la responsabilità di aiutare i più danneggiati?

E’ come se avessimo fatto una grande festa, senza invitare i nostri vicini, e poi gli avessimo presentato il conto per le pulizie. Non e’ per niente bello!

Lo sapevate che nel prossimo secolo, a causa dei cambiamenti climatici, interi nazioni isola potrebbero finire sott’acqua e le Nazioni Unite dicono che in Africa, 9 agricoltori su 10, potrebbero perdere la loro capacità di produrre cibo. Una reale soluzione non dovrebbe aiutare queste persone invece degli inquinatori?

Il diavolo numero due è chiamato compensazione.
I permessi di compensazione vengono creati quando una società apparentemente rimuove o riduce le emissioni. Ottengono un permesso, che può essere venduto ad un inquinatore che vuole emettere più CO2.
In teoria, uno compensa l’attività degli altri. Il pericolo è che è molto difficile garantire che il vi sia una riduzione di emissioni reale per creare il permesso.

Eppure tali permessi valgono soldi veri. Questo crea un incentivo molto pericoloso a creare false compensazioni – per barare. In alcuni casi, barare non è la fine del il mondo, ma in questo caso lo è. E ci sono gia’ troppi imbrogli in giro.
Ad esempio, in Indonesia, dove la Sinar Mas Corporation ha tagliato foreste indigene, causando grande distruzione ecologica e culturale. Poi, hanno preso il deserto che hanno creato e piantato palme d’olio. Indovinate che hanno ottenuto? Yup, permessi di compensazione. Carbonio in meno? No. Carbonio in piu’? Puoi scommetterci.

Le aziende possono anche guadagnare compensazioni non facendo nulla.
Ad esempio, gli operatori di una fabbrica inquinante possono dire che stavano progettando di espandere del 200%, ma ridotto i piani per espandere solo del 100%. Per tale domanda senza senso, ricevono permessi di compensazione, che possono vendere a qualcun’altro per inquinare! E’ veramente stupido! L’elenco delle truffe va avanti e molte delle peggiori avviene nel cosiddetto Terzo Mondo, dove le grandi imprese fanno quello che vogliono, a chi vogliono. E con le norme permissive ed le regole in materia di compensazioni,possono ottenere permessi come niente fosse. Diavoli uno e due, Cap e Giveaway e Compensazione, rendono il sistema ingiusto e inefficace.

Ma il diavolo ultimo, che io chiamo Disrtrazione, lo rende addirittura pericoloso.
Ci sono soluzioni reali là fuori, ma il “cap & trade” con le sue lacune e le promesse di ricchezze ha fatto dimenticare a molte persone quali sono le reali soluzioni. Non abbiamo nemmeno trovato un accordo globale su un tetto di emissioni di carbonio, e duh, questo è il cosa conviene il cap and trade. Ma invece di spingere per un accordo equo e forte, abbiamo deciso di mettere il carro davanti ai buoi e concentrarci su schemi di scambi e compensazioni.
Con tutti i progetti fasulli di compensaizione, omaggi a grandi inquinatori, e l’incapacità di affrontare le ingiustizie dei cambiamenti climatici come pensiamo che il Terzo Mondo possa salire a bordo con un tetto globale? Ne dubito. Se un cap & trade non ci fara’ ridurre le emissioni di carbonio, sara’ una distrazione pericolosa.

Non abbiamo bisogno che questi tizi progettino una soluzione.
Noi, con i nostri governi, possiamo fare le leggi e farlo da soli. Nel mio paese (USA), abbiamo già una legge, il Clean Air Act, che conferma che il CO2 è un inquinante che la nostra agenzia ambientale puo’ tagliare. Cosa stiamo aspettando? Vai EPA, vai! Taglia le emissioni! Mentre, una proposta cap & trade statunitense del 2009 spazza via il Clean Air Act, lasciando al mercato il compito di risolvere il problema. Se il cap & trade indebolisce la nostra capacità di fare leggi forti, è una distrazione.

I cittadini interessati da tutto il mondo devono parlarene e chiederedi ridisegnare le nostre economie lontano dai combustibili fossili. Ma cap and trade fara’ credere ai cittadini che tutto andrà bene, se guidiamo di meno, cambiamo le nostre lampadine e lasciamo che questi tizi facciano tutto il resto.
Se “cap and trade” crea un falso senso di progresso, è una distrazione pericolosa. Questo “cap and trade” serve per lo più a tutelare gli affari, come al solito.

Proprio adesso, gli Stati Uniti sovvenzionano combustibili fossili a più del doppio del tasso delle energie rinnovabili.
Cosa? Non dovremmo proprio sovvenzionare combustibili fossili! Questi tizi non sembrano rendersi conto che il modo più semplice per tenere il carbonio fuori l’atmosfera è di lasciarlo al sicuro sotto il terreno.

Il deputato del congresso americano, Rick Boucher, un amico conosciuto dell’industria del carbone ha promosso il Cap & Trade. Ha detto che “rafforza l’ipotesi di continuare a utilizzare il carbone per i nostri giocattoli”.
Nessuna legge che incoraggi l’uso dei CO2 può fermare i cambiamenti climatici. Punto.

Limiti forti, leggi forti, l’azione dei cittadini, e imposte sul carbonio per estinguere il debito ecologico e creare una economia basata su energia pulita, è così che possiamo salvare il nostro futuro.
La prossima volta che qualcuno vi dice che cap and trade è la soluzione migliore, non credetegli! Meglio se ci parlate.
Probabilmente anche loro vogliono un futuro al sicuro dai cambiamenti climatici.
Forse hanno solo dimenticato che si puo’ trovare un compromesso su un punto prima ti trovare una vera soluzione. So che tutti non vorremmo rimetterci nulla, salvare il pianeta ed arricchirci facendolo.

Ma siamo realisti! Questa è la più grande crisi che l’umanità abbia mai affrontato.
Non la possiamo risolvere con la loro mentalità, la stessa che ci ha portato in questo pasticcio.
Abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo.
Non sarà facile, ma è tempo di pensare in grande.
È arrivato il momento di progettare una soluzione ai cambiamenti climatici che funzioni davvero.

Pubblicato da: rossimarko | 10 febbraio 2010

Martin Luther King – Società centrata sulle persone

“Sono convinto che se vogliamo metterci dalla parte giusta della rivoluzione mondiale, noi dobbiamo sottoporci a una radicale rivoluzione di valori. Dobbiamo rapidamente allontanarci da questa società centrata sui beni, e andare verso una società centrata sulle persone. Quando le macchine, i computer, i profitti, e i diritti di proprietà sono considerati più importanti delle persone, i tre mostri del razzismo, materialismo estremo e militarismo non possono più essere sconfitti ”.

Martin Luther King disse queste parole a New York, nella Riverside Church, il 4 Aprile del 1967.

Pubblicato da: rossimarko | 31 gennaio 2010

A Pescara arrivano gli SCEC

Articolo: Progetto Scec, Pescara si candida come comune capofila

Video:

Pubblicato da: rossimarko | 17 gennaio 2010

Rob Hopkins: la Transizione verso un mondo senza petrolio

Rob Hopkins ci ricorda che il petrolio, dal quale il nostro mondo dipende, si sta inesorabilmente esaurendo. Propone una originale soluzione a questo problema – la Transizione, attraverso la quale possiamo prepararci a una vita senza petrolio, sacrificando alcuni dei nostri lussi per costruire sistemi e comunità completamente indipendenti dai combustibili fossili.

Link al video

Pubblicato da: rossimarko | 2 gennaio 2010

Intervista a Cristiano Bottone – Transition Italia

Una bella intervista a Cristiano Bottone, del movimento Transition Italia

Parte 1

Parte 2

Pubblicato da: rossimarko | 10 ottobre 2009

Arcipelago SCEC – Presentazione in Sicilia

A questo indirizzo potete vedere tutti e 12 i video di presentazione di Arcipelago SCEC in Sicilia ( 4 aprile 2009): http://www.youtube.com/user/SiciliaStuporMundi

Vi riporto il primo video:

Dall’economia del denaro all’economia del donare, dall’Euro allo SCEC – Un progetto concreto per rivitalizzare le economie locali, di grande utilità per le famiglie e le imprese. I Buoni della Solidarietà ChE Cammina, gli SCEC sono delle semplici cartonote (giocando sul termine banco-nota e sottolineando che è sempre e solo carta) che si usano insieme agli Euro. Vengono distribuiti GRATUITAMENTE dallassociazione ARCIPELAGO ŠCEC, che raggruppa persone fisiche e imprese, ma anche enti locali o associazioni di categoria, in base a criteri predeterminati, pubblici e trasparenti. Come avere gli SCEC? Dove usarli? Come spenderli? Registrati su www.arcipelagoscec.org e ritira GRATUITAMENTE gli SCEC al Punto-SCEC più vicino a casa tua

Pubblicato da: rossimarko | 3 ottobre 2009

Cambiamo Aria – Petizione Nazionale

Vi segnalo la petizione www.cambiamoaria.org

PETIZIONE NAZIONALE PER LA RIDUZIONE E IL RICICLO TOTALE DEI RIFIUTI E LA MESSA AL BANDO DEGLI INCENERITORI

  1. Direttive Europee: primo ridurre e riciclare i rifiuti. Incenerimento non è riuso né riciclo
    Tutte le Direttive europee sui rifiuti stabiliscono che il problema va risolto con la riduzione/prevenzione dei rifiuti all’origine (vuoto a rendere, liquidi alla spina, compostaggio domestico, etc.), la raccolta separata dei materiali, il riciclo e la produzione di nuove merci, la progettazione di merci più facilmente riciclabili. Solo in via del tutto subordinata si può ricorrere a discariche ed inceneritori.
    Una furbesca interpretazione di tali direttive fa credere che gli inceneritori (chiamati solo in Italia “termovalorizzatori”) comportino la riutilizzazione dei rifiuti. In realtà, anche se il calore della combustione è utilizzato per produrre elettricità, si tratta sempre di inceneritori a bassissimo recupero di energia: riciclare la carta fa recuperare 4 volte l’energia che si produce bruciandola; riciclare le plastiche fa recuperare da 10 a 26 volte l’energia prodotta col loro incenerimento
  2. Inceneritori di RSU non sono centrali termoelettriche
    Non è vero che un inceneritore è simile ad una centrale termoelettrica, che invece è progettata per bruciare un combustibile la cui composizione è relativamente costante e il cui inquinamento, se si vuole, può essere analizzato, e in parte ridotto.
  3. La separazione meccanica non funziona
    La grossolana separazione di una frazione “umida” (ed eventualmente del vetro) dal resto, destinato all’incenerimento, con eventuale sua trasformazione in CDR (combustibile derivato dai rifiuti), sono operazioni mirate soltanto a legittimare i grossi affari associati alla vendita di inceneritori o alla riconversione di vecchie centrali termoelettriche dismesse.
  4. Se si brucia carta, plastica e legno, si vanificano le raccolte separate. C’è bisogno di riciclare la carta invece di importarla
    Gli inceneritori possono funzionare soltanto bruciando materiale combustibile e le frazioni combustibili dei rifiuti sono soltanto carta, plastica, eventualmente legno. Gli inceneritori impediscono perciò la possibilità di riutilizzare e riciclare la carta e la plastica. Viene così anche vanificato il generoso impegno di tante associazioni di volontariato, scuole e famiglie per la raccolta separata dei rifiuti. C’è un’enorme bisogno di riciclo: degli oltre 10 milioni di tonnellate di carta e cartoni “consumati” in Italia, solo poco più di 2,5 milioni sono riciclati e circa 7,5 milioni vanno in discariche e inceneritori.
  5. Inceneritori e riciclo sono due scelte alternative: la Germania lo dimostra
    La scelta di costruire inceneritori scoraggia lo sviluppo di tecniche di raccolta separata, frazionamento e arricchimento delle frazioni riciclabili, riciclo e commercializzazione delle merci riciclate, analisi merceologica delle frazioni destinate al riciclo e delle merci riciclate; scoraggia la progettazione di merci, oggetto e macchinari più duraturi, che generano minori quantità di rifiuti durante la produzione e dopo l’uso, che possono essere usati più volte, più idonei ad essere riciclati. Tutte operazioni che potrebbero assicurare occupazione e innovazione tecnico-scientifica. In Germania la riduzione dei rifiuti (-16%) e l’aumento del riciclo degli imballaggi iniziati con il decreto Toepfer del 1991 ha mandato in crisi gli inceneritori programmati e costruiti dal 1980 al 1995.
  6. Dai camini degli inceneritori esce la peste del 2000
    Con la combustione di rifiuti contenenti carta, legno e plastiche (anche clorurate), si liberano metalli tossici, micro- e nanopolveri, si formano acidi, diossine, Pcb (policlorobifenili), sostanze tossiche e cancerogene, che non sono significativamente filtrate neanche dai più sofisticati mezzi di abbattimento.
    Dai documenti ufficiali Europei risulta che in Italia il 64% delle diossine è prodotto dagli impianti di incenerimento.
    La normativa è inadeguata a tutelare la salute: un inceneritore può “legalmente” immettere nell’ambiente sostanze nocive, compresi cancerogeni certi, in quantità rilevanti, e con controlli assai poco soddisfacenti: ad esempio, un inceneritore da 800 tonnellate di rifiuti al giorno, rispettando i limiti di legge, emette 504.000 nanogrammi di diossina al giorno, che sono l’equivalente della dose massima giornaliera di 720.000 adulti.
    Le emissioni degli inceneritori sono una delle cause principali del moltiplicarsi di malattie degenerative in Europa, con enormi costi sociali. Per questi motivi chiediamo la messa al bando degli inceneritori.
  7. Le ceneri sono un quarto dei rifiuti inceneriti, vanno in discariche più pericolose e più costose
    Gli inceneritori lasciano un residuo (circa il 25% in peso dei rifiuti trattati) di ceneri, contenenti sostanze chimiche più facilmente solubili in acqua dei rifiuti originari. Tali ceneri devono essere smaltite in discariche molto più sicure di quelle ordinarie. Costruire inceneritori comporta quindi costruire anche discariche, con ulteriori effetti ambientali su acque superficiali e sotterranee.
  8. La “convenienza economica” dell’incenerimento è una truffa pagata con le nostre tasse
    Incenerire i RSU costa molto più che raccoglierli separatamente e riciclarli: da 100 a 300 euro a tonnellata.
    La “convenienza” economica sta tutta nella truffa del finanziamento statale che paga,con i nostri soldi, l’energia elettrica prodotta dagli inceneritori circa 18 cent al KW/h, oltre 4 volte il suo prezzo di mercato. E’ un conto truccato che paghiamo noi cittadini con le tasse e le bollette.
  9. Verso “Rifiuti Zero” con la raccolta differenziata “porta a porta”
    In Italia molte decine i comuni, non solo piccoli, superano l’80% di raccolta differenziata e qualcuno sta puntando a superare il 90%. Questi risultati si ottengono con una buona informazione e coinvolgimento degli abitanti, un sistema di raccolta “domiciliare”, fatto porta a porta, in giorni diversi per tipi di rifiuto diversi; così si facilita al massimo il riciclo e, rivendendo i vari materiali alle industrie di carta, vetro, metalli ecc. si riducono i costi complessivi e le tasse sui rifiuti. Anche il residuo finora chiamato “non riciclabile” viene ora trasformato, con tecnologia italiana, in una “sabbia” per arredi da esterno e calcestruzzi.
    Investendo meno di 1 miliardo di euro, il governo può servire con la raccolta domiciliare i 45 milioni di italiani che ancora non lo sono, creando 200.000 posti di lavoro, invece di investire 10-15 miliardi di euro in inceneritori e loro discariche, con soli 3.000 occupati: la ricaduta occupazionale del riciclo rispetto all’incenerimento è di 1000 posti a 1. Questa è “economia verde”.
  10. Verso “Rifiuti Zero”: paghi meno chi fa meno rifiuti
    I rifiuti si riducono ulteriormente se le tariffe non sono legate alla dimensione degli alloggi o al numero del nucleo famigliare, ma alla quantità di rifiuto non riciclabile conferito.
    Ulteriori sconti possono riguardare chi composta nel proprio orto gli scarti organici di cibo o potature e i genitori che addottano per i neonati i pannolini lavabili.
Pubblicato da: rossimarko | 2 ottobre 2009

La struttura organizzativa di Arcipelago SCEC

Ecco un video che spiega la struttura organizzativa di Arcipelago SCEC

Pubblicato da: rossimarko | 22 agosto 2009

Film:Una montagna di balle

Una montagna di balle è un film documentario visibile su youtube e disponibile sotto licenza Creative Commons 2.5:

Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers, ha documentato la cosidetta emergenza rifiuti Campana per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di gestione straordinaria. Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dellEuropa occidentale raccontato dalle voci delle comunità in lotta per difendere il proprio futuro: l’assalto ai fondi pubblici, le zone d’ombra della democrazia, il boicottaggio della differenziata, le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative.

E se vivere in emergenza fosse solo una strategia per accumulare profitti!?

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Da un’idea di Sabina Laddaga, Maurizio Braucci e Nicola Angrisano con la voce narrante di Ascanio Celestini con le musiche di Marco Messina Regia di Nicola Angrisano


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